Ancora due canzoni cantate da Daria Biancardi all’Expo Milano. La voce calda e potente di una delle più apprezzate concorrenti di The Voice  2014 ha intrattenuto i visitatori dell’Esposizione Universale che  proprio non volevano saperne di lasciarla andar via.

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Padiglione Zero… il grande mistero (MAH)

Girovagando per l’Expo ho notato che molto di quello che è stato fatto è stato pensato per i più giovani… cosa sicuramente importante visto e considerato che il futuro è loro. Ciò nonostante, considerate le centinaia di migliaia di euro spese per la realizzazione dell’Expo,  secondo me un po’ di attenzione in più l’avrebbero meritata anche i meno giovani, o comunque quelle persone curiose e desiderose di conoscere ed approfondire.

Certo, tra convegni, workshop, show ed altro, molte sono le occasioni di approfondimento per le persone più esigenti. Va però fatto notare che, a parte chi ci lavora, non penso esista persona sana di mente che ipotizzi di passare sei mesi all’Expo per poter sentire, vedere e leggere tutto di tutto. Molti sono gli stranieri… com’è possibile pensare che possano godersi per più di uno o due giorni la parte più seria che l’Expo offre? Questo aspetto genera in me e nei più uno dei tanti “mah” legati a questo Expo nato sotto i migliori auspici: non si poteva prevedere un maggior numero di aree comuni legate a tematiche importanti e prioritarie con un programma quotidiano rappresentato da video, slide o altro?

Ecco quindi il mio MAH legato al Padiglione Zero che, entrando dall’ingresso Ovest, è la prima struttura visitabile che si nota. Impossibile non notarlo direi considerate le dimensioni. Dopo diverse visite mi sono deciso ad avventurarmi e ad uno dei ragazzi all’ingresso ho chiesto cosa rappresentasse e cosa era possibile vedere all’interno. La laconica risposta è stata “bello, interessante” e poche scordate parole più.

E anche qui si pone un altro grande quesito: invece di assumere (ipotizziamo) ad esempio 200 persone per 7 mesi non potevi assumerne 140 per 10 ed istruirle come si deve nel dare informazioni corrette? La reputazione dell?Expo dipende anche da questo. Ed invece girovagando per l’Expo scopri che abbiamo assunto,e lo dico a gran voce: ABBIAMO ASSUNTO un numero inconsueto di passeggiatrici e passeggiatori paganti. Per carità: bravissimi ragazzi e bravissime ragazze che tutto pensavano fuorché d’esser pagati per passeggiare.

Ad ogni modo, non avendolo io capito e non avendo ricevuto una risposta chiara ed esaustiva da parte di chi presidiava l’ingresso, simulo una domanda a chi l’ha ideato citando quanto trovate sul sito ufficiale e poi vi lascio a qualche fotografia.

Due aree sono state destinate ad ospitare i semi di moltissime varietà del mondo vegetale.
Due aree sono state destinate ad ospitare i semi di moltissime varietà del mondo vegetale.
Il Padiglione Zero secondo Davide Rampello e Michele De Lucchi

Che cosa racconta?

Davide Rampello: Vogliamo proporre un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura – dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione – e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Un percorso emozionale che da racconto universale si fa storia individuale.

Tre motivi per visitarlo…

D.R.: Conoscere, condividere, emozionarsi.

Quale futuro disegna?

D.R.: Secondo la visione agostiniana del tempo, passato, presente e futuro coesistono nell’animo: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa. Ecco, ciò che l’esperienza di questo percorso intende lasciare nei visitatori è proprio la necessità di una tensione verso qualcosa di nuovo, diverso, altro.

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Messico, il seme per un mondo nuovo: cibo, diversità ed eredità

A dispetto del titolo e della pretesa forma a pannocchia del padiglione di 2.000 mq, devo confessare che, per uno stato che si propone come una delle cinque potenze gastronomiche del mondo, il Padiglione Mexico mi ha deluso alquanto. Mi sarei aspettato di più da un paese immenso, con tanta storia che affascina chiunque e con una cucina dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco. L’attesa per iniziare il tour non è a mio viso ripagata come invece in altre occasioni. Tutto inizia con un’opera d’arte che dovrebbe valorizzare l’importanza di mais e acqua. Un percorso tra alcuni manufatti indubbiamente interessanti per ma a me personalmente non è arrivato nulla del tema del padiglione: la sostenibilità, tanto come principio a cui rispondere per nutrire la popolazione mondiale.

Interessante il giardino urbano in terrazza e curioso di provare il menu del ristorante anch’esso in terrazza dove la cucina messicana propone alcuni piatti della tradizione rivisitati in chiave moderna. Si va dal Ceviche verde ai frutti di mare, alle ostriche in salsa verde, la branzino al pastor con salsa di ananas sino ad un polipo con patate e salsiccia. I prezzi al contrario del padiglione sembrano interessanti ed abbordabili.

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Angola: celebrate le donne e la semplicità

È uno dei primissimi padiglioni che si incontrano entrando dall’Ingresso Ovest e le facciate in legno lavorato rendono il Padiglione dell’Angola particolarmente caldo ed invitante.

Potrà sembrare un controsenso ma la verità è che si tratta di un padiglione ricco di semplicità. Attraverso alcuni visori, gigantografie e percorsi ben congegnati tra informazioni scritte ed immagini, è possibile visitare i 3 piani venendo a contatto con i le principali fonti di sostentamento del paese: pesca, allevamento, agricoltura e apicoltura.

Molto spazio è stato concesso alle donne, al ruolo che ricoprono nella società angolana ed è di particolare effetto vedere le foto e la presentazione di tutte queste donne “importanti” dell’Angola che, grazie a petrolio e diamanti, è indubbiamente uno degli stati più ricchi del continente Africano ed infatti ha potuto permettersi un padiglione di tutto rispetto in termini di dimensioni ed allestimenti.

Il messaggio che ho ricevuto è stato abbastanza chiaro: disponiamo di una delle superfici arabili più importanti del pianeta… venite ad investire. Invito che sicuramente i cinesi non tarderanno a cogliere vista e considerata la loro fame per i terreni agricoli.

Interessanti le ricette esposte anche se, ad esser sincero, sono rimasto deluso dal menu del ristorante che propone una cucina molto rivisitata quando personalmente l’avrei preferita più autentica. Ma questo è un aspetto comune a molti padiglioni e sarà oggetti di apposite spietate critiche in un post ad hoc.

Vi lascio al video ufficiale e ad alcune mie fotografie.

alcune ricette di cucina angolana esposte nel padiglione

 

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